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Ristorazione ed Expo 2015

Cantone: “Voglio carte su affidamento senza gara a Eataly”. Farinetti: ‘Potrei mollare’

Siamo in un regime di scarsa concorrenza. Purtroppo non ci sono realtà paritetiche e sopratutto in grado di farsi finanziare 7 milioni di euro per elaborare un piano finanziario concreto. Forse gruppi stranieri potrebbero entrare e garantire l'italianità dei prodotti e della ristorazione assumendo per mezzo di un consorzio aziende più piccole in grado di ben presentare le loro eccellenze. Credo che molto abbia influito il blocco dovuto alla corruzione che non ha fatto avvicinare molti investitori.

“Dopo l’interrogazione parlamentare, ho chiesto di vedere le carte. Io sono abituato a esprimermi sulla base dei documenti”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, interpellato dai giornalisti a Milano sull’affidamento diretto a Eataly di uno spazio da 4mila metri quadrati all’Expo 2015 di Milano. “Eataly – ha aggiunto Cantone al termine di un’audizione al Pirellone – è una delle più note realtà del mondo della ristorazione italiana. Quanto questo possa aver inciso ai fini della gara mi riservo di verificarlo”. Una scelta fortemente difesa da Giuseppe Sala, commissario unico del governo per Expo 2015: “Possiamo non fare una gara quando c’è unicità. E dal nostro punto di vista, Eataly è unico”. Comunque, ha aggiunto Cantone: “C’è stato un affidamento diretto, che è un tipo di gara”. Poco dopo è arrivata la replica di Oscar Farinetti ai microfoni di Radio Capital. “Se continuano le polemiche di gente che non fa e che ha un sacco di tempo da perdere per criticare chi fa, noi ci ritiriamo senza problemi”. “Questo non è un affare sotto il profilo dei quattrini – ha aggiunto – tant’è che altri appalti sulla ristorazione sono andati deserti. Non so se Cantone abbia visionato la nostra procedura. Credo di sì”. “Abbiamo ipotizzato investimenti fissi per 7 milioni di euro, in più ci è stato imposto di pagare il 5% su tutti gli incassi lordi. Questo rappresenterà un bel introito per Expo”, ha concluso il patron di Eataly"  Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/12/19/expo-cantone-voglio-carte-su-affidamento-senza-gara-a-eataly-farinetti-potrei-mollare/324859/

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Partiamo da un ossimoro: l'Italia è un paese libero

Dopo aver celebrato la festa della Repubblica, mi sorge spontaneo il pensiero di come questa sia rappresentata in tutte le sue articolazioni.

Analizziamo il concetto di libertà partendo dalla sua definizione più conclamata: La autodeterminazione delle proprie scelte.

Come può il cittadino italiano autodeterminare le proprie scelte quando i suoi gradi di libertà si sono ridotti via via sempre di più.

Possiamo si decidere di mangiare una pasta asciutta o una pizza, di andare al mare o in montagna ma, sulle altre scelte più importanti quali sono le alternative disponibili?

Ecco alcuni degli aspetti che ci condizionano pesantemente: non siamo padroni dell'informazione che si trova nelle mani di lobbies finanziarie e culturali che decidono cosa farci sapere e sopratutto quando farci sapere, non siamo padroni del debito pubblico, soggiaciamo al fiscal compact Europeo, abbiamo ceduto la sovranità monetaria, stiamo svendendo i gioielli industriali e/o li abbiamo de localizzati, abbiamo perso la seconda guerra mondiale e siamo servi degli americani, per lo stesso motivo non abbiamo poteri militari e diamo ostello agli armamenti della Nato, soggiaciamo alle ingerenze delle banche di affari che piano piano si stanno comprando tutto quello che ancora vale del paese, non siamo più leader della moda perchè i francesi si stanno comprando tutti i nostri atelier, siamo controllati dalle famiglie nobili Italiane che in assenza di leggi Antitrust sradicano tutti i paletti della libera concorrenza, non abbiamo mai avuto le così dette Public Company o società a capitale diffuso. Potrei scrivere tantissime altre situazioni in cui noi cittadini non possiamo operare in assoluta libertà ma, quella che sorge spontanea e che più mi indigna è che siamo governati da un manipolo di personaggi nominati e non eletti da organizzazioni denominate partiti che hanno costituito, insieme al loro potere finanziario bancario o industriale, delle vere aziende che decidono le sorti della nostra Italia. 

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Uno stato che fa scappare i giovani ed i pensionati non è degno di chiamarsi così.

Nel 2013, il numero complessivo degli espatriati in Gran Bretagna è salito del 71%. Negli ultimi due anni, i'incremento di chi si è trasferito all'estero è cresciuto del 55%. La nuova meta è il Brasile.

Non si ferma la grande fuga degli italiani che si trasferiscono all'estero per lavoro. Secondo l'Aire (l'uffici del ministero degli Interni che registra i trasferimenti dei cittadini in altre nazioni), anche nel 2013 i flussi in uscita sono aumentati del 19 per cento, un dato che fa seguito all'incremento del 30 per cento comunicato nel 2012. Questo significa che in soli due anni, gli italiani che hanno varcato i confini sono cresciuti del 55 per cento: erano 61mila nel 2011 e ora sfioriamo i 100mila.

Ma il dato ancora più clamoroso del 2013 riguarda i giovani e l'Inghilterra. Sempre l'anno scorso, nella fascia di età compresa tra i 20 e i 40 anni è stato dell'71 per cento (mentre complessivamente è stato dell'81%). A rivelarlo è stata la trasmissione di Radio24 "Giovani Talenti" che si è procurata i dati ufficiali dell'Aire per il 2013. Con una prevalenza della fascia 20-30 anni (4.531 espatriati) su quella dei 30-40 anni (4.136).

Ma il dato complessivo potrebbe essere ancora più clamoroso se si considera che, secondo gli esperti di flussi migratori, soltanto un italiano su due di solito comunica il suo trasferimento all'estero al Ministero.

I dati rivelano come gli italianis entano l'Europa, sempre di più, come la loro casa. Anche nel 2013, le nazioni del Vecchio Continente sono state la meta preferita di chi si è trasferito, con iltre il 61 per cento del totale. La Gran Bretagna rimane saldamente al primo posto (12.904 espatri), seguita dalla Germania (11.713), Svizzera (10.300), Francia (8.342) e Argentina (7.496), il primo dei paesi non europei. Da segnalare, la crescita dei paesi dalle economie emergenti: nella classifica delle destinazioni, il Brasile ha raggiunto il sesto posto e ha superato gli Stati Uniti, ora settimi.

A preoccupare i nostri governanti, dovrebbe essere il fatto che il fenomeno riguarda in modo più significativo i giovani. L'incremento della fascia dei 20-40 anni è stato del 28,4 per cento, quindi nettamente superiore alla media. In dato che si conferma, in questo caso, visto che anche nel 2012, la crescita era stata del 28,3 per cento.

Oltre ai giovani anche i pensionati in fuga all'estero: le 10 mete migliori per vivere bene con una pensione modesta

ANZIANA

"Paghiamo i medicinali molto meno che in Italia, Fuerteventura è poi una terra aspra e bellissima con un clima sempre primaverile. Che dire, siamo fortunati". Mirta e Rino sono due pensionati che hanno scelto la Spagna per trascorrere la loro anzianità. Come raccontano al sito voglio vivere così.com, hanno avvertito l'esigenza di lasciare l'Italia per vivere dignitosamente con la loro pensione. "Il futuro ora ci spaventa meno", dicono. Non sanno però che i loro connazionali a Panama vivono ancora meglio: è questa la meta dove i pensionati vivono meglio.

Il magazine International Living, ogni anno stila una classifica dei posti dove ritirarsi dopo la pensione. Nella lista del 2014 sono considerate diverse categorie: prezzi al consumo, esenzioni statali, sanità, costo della vita. Dall'incrocio di questi e altri dati, emerge che Panama è l'approdo più comodo per i pensionati, con un punteggio del 91,2. Seguono Ecaduor (91,1) e Malaysia (88,5).

Con sei nazioni nelle prime dieci, il Sud America è il continente che offre la maggiore serenità agli anziani. Nella classifica di International Living c'è anche l'Italia, quattordicesima. Alla voce divertimenti (punteggio 98) è seconda solo alla Francia, ma sconta una forte penalizzazione nei prezzi al consumo e sul costo della vita. Proprio i motivi che spingono i nostri anziani a lasciare il Bel Paese.

Come certifica l'ultimo rapporto Istat, sono 483mila le pensioni erogate all'estero. I nostri anziani, proprio come i giovani, fuggono dalle città italiane a causa del potere d'acquisto abbattuto dalla crisi economica.

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